Vita “estirpata”

Pubblicato: 1 agosto, 2009 in Mauro

Ci si ritrova molto spesso dopo quella maledetta data del 6 Aprile a riflettere come cambia e come cambierà la vita per tutti quelli che a L’Aquila conoscevano una qualche vita in un qualche angolo di quella città. Un’ idea di come possa cambiare naturalmente nessuno può averla, perchè nessuno ha vissuto un’ esperienza così drammatica alle spalle. E oltre alle tante parole ricorrenti in questi mesi c’è ne una che è quella che fa più paura e quella a cui girano volontariamente o involontariamente tutti i discorsi: normalità. La normalità parola chiave per chi dopo il 6 Aprile tenta di ricostruirsi una vita. Letteralmente parlando però, purtroppo, a L’Aquila la “normalità” non potrà mai esistere. Ci saranno diverse tipologie di normalità, diversi contesti di normalità, ma mai credo si possa sperare di avere la normalità prima del 6 Aprile. Non è sfiducia nella speranza o solamente puro pessimismo, ma è bene che tutti quanti si inizino a rendere conto del dramma che si vive e di quello di cui la città ha bisogno. La città in questo momento ha bisogno di estranearsi della cultura italiana che ha contraddistinto tutte le altre città. Ha bisogno quindi di una vera cooperazione sociale e di un vero cambiamento sociale cittadino dove è l’ interesse comune a prevalere e non quello dei singoli. Senza spaventarsi e senza la “paura” (naturalmente giustificata). E’ chiaro che non è semplice avendo da sempre avuto una concezione culturale della vita diversa. Poi bisogna prender coscienza, appunto, che la normalità di prima è finita sotto le macerie e che mai e poi mai si potrà recuperare. Questo non vuol dire che la vita è finita, anzi, la vita si può recuperare, si può rimodellare e farne una nuova. L’ importante però è riuscire a comprendere che la parola “normalità” è una parola vuota, senza senso in questo momento. E discorso uguale è per chi a L’Aquila non ci metterà più piede. Ognuno di noi in qualche modo è stato preso e scaraventato in un’ altra realtà, una realtà diversa da quella che ci si prospettava fino al 6 Aprile e questo senza timore bisogna ammettere che è un cambiamento fortissimo della nostra “normalità”. Questo non vuol dire che la nostra vita è morta e sepolta. In molti per cause esterne al terremoto (chi per cause di salute, chi per incidente, chi per altri mille motivi) hanno avuto la loro “normalità” stralciata e questo ci deve assolutamente far ritenere che, appunto, la vita può e deve continuare e che sicuramente ci saranno mille altre soddisfazioni alla porta. E’ chiaro che quando c’è un evento naturale tutto diventa più complicato perchè l’ “impotenza” rischia di diventare un sentimento depressivo forte e che riesce, a volte, a togliere tutti i sentimenti di speranza e di ripresa. Ci vuole coraggio… non ci sono altri ingredienti!

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commenti
  1. Elena ha detto:

    dai..ke cose tristi ke scrivi….

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