Discorso concerto di Caparezza

Pubblicato: 20 giugno, 2009 in Udu

Il 6 Aprile per noi studenti, fuori sede e non, non ha solo rappresentato la distruzione e la possibile morte della nostra città, il 6 Aprile per noi studenti ha rappresentato purtroppo il rischio concreto di perdere i nostri progetti e le nostre speranze che riponevamo nel risiedere nella città dell’ Aquila. Nel cercare di descrivere la sensazione di quella notte la parola che più accumunava i nostri sentimenti era quella di “guerra”. Una parola tanto odiata, ma che in quel momento era ciò che tutti noi abbiamo associato a quella notte. Purtroppo la sensazione che ha rappresentato maggiormente quella notte è stata quella di vivere in una città in guerra. Quella guerra che vedevamo nei telegiornali e nei film ora era palesata di fronte ai nostri occhi. La sensazione di sentirsi bombardati e di non poter far nulla, la sensazione di non riuscire a capire cosa stesse succedendo e il dolore per i morti che di minuto in minuto si susseguivano. Gli studenti universitari hanno purtroppo pagato un caro prezzo nel giorno più brutto della storia aquilana. 55 nostri compagni di università ci hanno lasciato sotto le macerie. E’ stata sicuramente la notte più lunga della nostra vita e ha rappresentato per tutti noi un’ esperienza che mai riusciremo a cancellare dalla nostra memoria. La situazione attuale nei campi potete ben immaginare che è una situazione di assoluta precarietà e più passano i giorni e più la gestione del post/terremoto inizia a farsi difficile. Cambiano le priorità e cambia il modo di affrontare la vita. Il rischio più grande è quello che quella tragica notte possa rappresentare la distruzione fisica e psicologica del popolo aquilano. Fin dopo il sisma, però, la voglia di ricominciare è stata tanta. La voglia di ricostruire e di continuare ad avere una vita all’Aquila è stato il motore che ci ha spinti, ci spinge e ci spingerà a lottare per tornare ad avere una normalità possibile nella città dell’Aquila. La voglia di non far morire i nostri progetti e le nostre speranze è tanta. La voglia di riniziare un’ altra vita possibile, la voglia di rialzarsi e di credere che si debba andare avanti sopprattutto in memoria di chi, oggi, questa terribile esperienza non può nemmeno raccontarla. La nostra associazione, l’ unione degli universitari dell’Aquila, insieme agli studenti medi aveva nel centro storico aquilano una propria sede che rappresentava un vero e proprio punto di riferimento culturale e sociale per tutti gli studenti medi e universitari della città. Non era solo la nostra sede, ma era un luogo che tutta la città conosceva e in cui tutti gli studenti riponevano in esso le proprie speranze di cambiare la nostra società, di credere in un futuro migliore, di pensare e di agire per avere una scuola e un’ università migliore, di accrescere la propria cultura difendendo i diritti degli studenti. L’Aquila è una città con 70.000 abitanti e 27.500 studenti, una città quindi che viveva e si basava sulla vitalità dell’ Università stessa. La ricostruzione dell’Aquila non può prescindere dall’ Università e dai suoi studenti. Ed è per questo che vorremo aprire a l’aquila una nuova sede che possa essere punto di incontro per i giovani aquilani dove poter riniziare i propri progetti e le proprie speranze. Una sede che abbia la funzionalità per l’ accesso ai computer e la funzionalità di sala studio. Una sede che possa cercare di far tornare alla normalità gli studenti aquilani e che possa restituire loro una “normalità possibile”. Ai giovani e agli studenti aquilani che ora si trovano nelle tendopoli deve essere data la possibilità di tornare a costruire il loro futuro, la loro cultura e il loro percorso. Senza queste possibilità la “nuova” generazione aquiana rischierà di scomparire definitivamente. Ed è per questo che è indispensabile una sede che possa far accendere un computer, che possa far aprire un libro, che possa far fare una riunione, un incontro e che possa, quindi, rappresentare un punto di socialità forte per tutti gli studenti aquilani. Vi ringraziamo per quello che state facendo nella speranza che al più presto potremo tornare anche noi ad organizzare concerti e continuare ad avere i nostri progetti nella città dell’Aquila.
 
Mauro Pettinaro

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commenti
  1. maria grazia ha detto:

    Io in quel terremoto e proprio sotto le macerie di quella casa fotografata qui sopra, in Via Campo di Fossa, ci ho lasciato parte della vita. Si chiamava Ilaria, aveva 25 anni ed una laurea che l’aspettava di lì a poco con splendidi voti in Ingegneria Edile Architettura. Con lei è stato sepolto lì anche Paolo il suo ragazzo. Ma in tutto il palazzo, sono morte circa 27 persone…..

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