Pensieri socratici

Pubblicato: 26 luglio, 2008 in Pensieri

 Finalmente in vacanza e nella mia città d’origine! Ecco allora che, avendo programmato sei o sette giorni di vacanza assoluta, mi riverso nella immensa libreria di mio padre spulciando qua e là qualche libro interessante da leggere; cercando però qualcosa da leggere a spizzichi e bocconi o cmq qualcosa che possa essere letto senza una cronologia ben precisa (prima devo leggere l’ ultimo di Travaglio che i miei coinquilini mi hanno regalato… altrimenti chi se li vuol sentire poi?) Fatto sta che alla fine, dopo tanta ricerca, mi imbatto in una trattazione di De Crescenzo sulla filosofia socratica e sul pensiero socratico. E mentre leggevo mi tornavano alla mente reminescenze scolastiche e riflettevo sui pensieri di questo personaggio a cui, ancora oggi, non si riesce ad attribuire la reale esistenza. E’ noto infatti come non ci siano scritti di Socrate, ma la sua vita e i suoi pensieri siano stati dedotti da Platone e qualche cenno della sua vita sia stato racconato da Senofonte. Senza stare qui ora a vedere se sia veramente esistito o meno, mentre sfogliavo le pagine di De Crescenzo inizio a riflettere sull’ “attualità” del pensiero socratico e su ciò in cui esso si basava. Sostanzialmente possiamo dire che Socrate prima di teorizzare o prima di affrontare qualsiasi dibattito, partiva da due principi fondamentali:  “scio meno scire (so di non sapere)”  e  “conoscere sè stessi (conoscere i propri limiti, riconoscere le proprie potenzialità)”. Qual è la cosa che mi ha fatto pensare o da che cosa sono rimasto meravigliato? Ho sempre pensato (e ultimamente ho rafforzato ancora di più questa tesi) che essere consapoveli di se stessi e in un certo qual senso “capire se stessi” sia una delle cose più difficili da attuare. Naturalmente Socrate non diceva di “capire se stessi”, ma in un certo senso la sua teoria si basava nella convinzione della conoscenza delle proprie potenzialità e sull’ essere disposti a dover sempre imparare, qualsiasi retorica o teoria, avendo la consapevolezza di essere “ignoranti” (scio meno scire) e quindi di “sapere di non sapere”.  

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