La storia si ripete

Pubblicato: 24 luglio, 2008 in Senza Categoria

Oggi sono tornato nella mia città per le vacanze estive. Ero davanti al pc cercando di ritrovare un documento dell’ università nelle miriade di cartelle che fanno riferimento a “MAURO DOCUMENTI”. E tra un documento e l’ altro mi ritrovo a leggere un mio intervento in un’ assemblea studentesca quando si cercava di combattere la vergogna proposta dell’ allora ministro Moratti. Dopo sei anni la storia si ripete. Ecco il mio intervento qui sotto riportato…

“Leggendo il disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei Ministri il 1.2.2002, il primo elemento che stimola la mia riflessione è il termine RI-FORMA. Riformare vuol dire trasformare, formare di nuovo, innovare. Subito allora mi sono chiesto quali fossero gli elementi che potrebbero caratterizzare questa e quali fossero gli elementi per i quali noi potremmo definire la proposta della moratti una vera e propria riforma. Bè sinceramente devo dire che la risposta non è molto allettane. Una proposta che degrada l’ istruzione italiana, una proposta che invece di innovare invecchia e regredisce la scuola italiana, un proposta che favorisce la classe sociale dei ricchi e che tende a disagiare quella più povera, una proposta che non garantisce a tutti una valida istruzione, una proposta che mira ad una netta separazione tra la formazione professionale e l’ istruzione liceale, una proposta che tramite le tasse di noi cittadini finanzia le scuole private. Non si può accettare che il Ministro dell’Istruzione (e notate bene ora il ministro viene chiamato dell’ istruzione e non della pubblica istruzione, ma forse sono solo dettagli linguistici) rinunci a fare il suo mestiere, trasformandosi in un ragioniere alle prese con la contabilità. La scelta tra le scuole professionali e i licei è fissata a 14 anni, anche se il modello tedesco (con l’opzione di scelta a 12 anni) piace a molti rappresentanti della Casa delle Libertà. Rimangono i due canali di istruzione (quello professionale e liceale) ma il ministro punta a favorire le scuole tecnico-professionali rispetto agli studi del liceo. Un governo quindi che ci vuole “ignoranti”, che favorisce la formazione del lavoro rispetto ad una cultura di base, un governo che forse a mio giudizio non vuole che il suo popolo sia culturalmente preparato, un governo che ha paura della cultura del suo popolo forse per non perdere i suoi consensi. Scuola elementare e scuola media rimangono in tutto separate (ordinamenti, programmi, modelli di organizzazione didattica, culture professionali) scompare anche il biennio comune quinta elementare – prima media.
In questo modo non si affronta la questione della frattura nel percorso di base che ancora produce il 6% di bocciature in prima media.
Che gli sbocchi socio-lavorativi degli studenti della scuola siano differenti è ovvio: viviamo in una società divisa in classi. La scuola superiore non è più da un ventennio un’istituzione socialmente riservata. A 14 anni non è giusto scegliere quale sarà il nostro futuro e non si può decidere soprattutto a quell’ età tra il lavoro professionale e la scuola liceale. Troppo è il distacco tra i due indirizzi. Credo forse giusta la proposta di Berlinguer in questo proposito, cioè di rimandare la scelta all’ età di 15 anni.

Alla fine si tratta di capire se la scuola debba assumersi la responsabilità della selezione, oppure no: la proposta Bertagna è in sostanza quella di una scuola selettiva. Non è possibile assistere alla progressiva dequalificazione della nostra scuola, come non è accettabile rendere una scuola di qualità, non più un diritto di tutti, ma un privilegio per chi può pagarselo.
Il senso di tutto questo è invitare al confronto sulle cose da fare, con un coinvolgimento attivo da parte di tutti, per difendere e fare crescere la scuola che vogliamo, per continuare a considerarla un grande spazio di democrazia e libertà.”

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