Tra discese e salite

Pubblicato: 26 maggio, 2008 in Istanti

Qualche tempo fa teorizzai “l’ assimilazione” tra i miei esami e le tappe di un ciclista. Devo dire che l’assioma vita/ciclismo sta prendendo sempre più piede nei meandri del mio cervello. Proprio questa mattina mentre correvo intorno al castello con mia sorella ( o meglio lei correva e io riflettevo con la testa china verso il basso ), ho iniziato ad elaborare questa arzigogolata  teoria. Ed allora che ho iniziato a riflettere e ad immaginarmi come se fossi un ciclista che deve percorrere delle tappe. Immaginandomi delle grandi, medie o piccole salite con  delle grandi, medie e piccole discese. Insomma proprio come una tappa che vediamo in televisione. Arrivo al punto. Ed ecco le salite che vengono affrontate con dura fatica, con enormi sforzi, con grinta e determinazione. Che esse siano piccole o grandi non importa. L’ importante è affrontarle con determinazione e con la consapevolezza che solo pedalata dopo pedalata si riuscirà ad arrivare alla vetta. Senza mollare, senza buttare la spugna quando si è stanchi, come si dige in gerco “buttando il cuore oltre gli ostacoli”. Solo in questo modo si potrà arrivare alla vetta e solo così si riuscirà a terminare una tappa. Perchè si sa la tappa non finisce nella vetta. Dopo la vetta c’è sempre una discesa. Ed ecco la discesa… dobbiamo affrontarla anche qui con determinazione ma con la consapevolezza di far riposare le gambe, di non avere più il bisogno di pedalare in modo ossesivo. Ma le discese non si possono e non si devono affrontare in questo modo. Una discesa è un percorso facile, di poca fatica è vero… Ma bisogna tenere sempre i piedi sui pedali! Bisogna sempre percorrere la nostra personale discesa con la consapevolezza che dopo questa ci potrebbe essere una salita, ci potrebbe essere un tratto dove riniziare a pedalare con la stessa intensità, con la stessa grinta e determinazione. Togliendo i piedi dai pedali potremmo non riuscire poi a riaffrontare un’ eventuale salita. Correremmo il rischio di affrontare una nuova salita con gambe scariche e prive di motivazioni. Mai e poi mai allentare le tensioni, mai togliere i piedi dai pedali quando si è in discesa e mai buttare la spugna quando la fatica ha oramai preso il sopravvento. Il rischio? Quello di rimanere fermi, quello di restare statici e di non aver più voglia di pedalare. Questo è il momento per me di non gettare la spugna e di pedalare. Le gambe non mi reggono, la fatica ha preso il sopravvento, penso di essere arrivato al limite e di non riuscire a fare ulteriori sforzi… No!!! Sarebbe troppo facile… diventerei statico se solo pensassi ora di smettere di pedalare.

Ps: Papà avrebbe detto: Pedala plin plin!!! (https://mauropettinaro.wordpress.com/2008/05/25/da-mio-padre/)

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