Riflessioni al giornalista e direttore Antonio D’Amore

Pubblicato: 6 febbraio, 2008 in Politica

 

Salve direttore,

lei non mi riconoscerà sicuramente. Sicuramente si ricorderà del cognome, a cui ne assocerà un altro. Mia madre scriveva per l’ ex cittadino mensile, Anna Ferrante. Si starà chiedendo per quale motivo le scrivo. Ora ci arrivo. Non so se ricorda ma anch’ io una volta scrissi una lettera circa 4 anni fa, qualche mese dopo le elezioni comunali. Fu una lettera per ringraziare mio papà per l’ esperienza di aver condiviso con lui una campagna elettorale strepitosa. Finita quell’ esperienza, dove mi candidai al consiglio comunale, mi trasferisco all’ Aquila dove inizio l’ università. All’ Aquila mi ero ripromesso dopo anni di impegno politico (nonostante la giovane età e la prima tessera a 15 anni e mezzo) di non fare più nulla e invece, dopo pochi mesi, mi impegno col sindacato studentesco. Oggi sono rappresentante degli studenti al Senato Accademico. Lo so questo non c’entra ancora nulla con quello che le voglio dire. Ma il preambolo dovevo farlo. A tutt’ oggi e ormai da qualche anno non ho nessuna tessera di partito e per il momento nessuna intenzione di farlo. Pero’ come lei può immaginare in un sindacato studentesco la politica è sempre un motivo di interesse per tutti quelli che diciamo si “interessano del sociale”. Oramai, come ha potuto capire, a Teramo torno poco; come se fossi uno studente che si trova a centinaia di kilometri dalla propria città Anche la mia fidanzata e di conseguenza il mio cuore sono all’ Aquila. Guardo con interesse la vita politica aquilana e guardo con ancora più interesse la vita “culturale” e “sociale” della città. Partecipo a qualche convegno e ho molti amici impegnati in politica. Posso dire che ho le credenzialità per dare un giudizio su questa città. Ed è proprio per questo che Le scrivo. Lo spunto? La scorsa settimana mentre tornavo a Teramo per il dentista e mentre attendevo il mio turno mi ritrovo a leggere due numeri de La Città di Dicembre e Gennaio. E da lì che inizio a pensare alle enormi differenze culturali, politiche e sociali tra Teramo e L’Aquila. L’Aquila nonostante sia una città per così dire “grezza” e sotto certi punti di vista “rude” ha una radice culturale e sociale molto forte. L’ aria che si respira nel capoluogo regionale è sicuramente un’ aria culturalmente diversa e per certi aspetti molto più ampia di quella teramana. Nonostante le enormi montagne che circumnavigano L’Aquila, al livello politico, sociale e culturale c’è un attivismo non paragonabile a quello teramano. Certo anche il teatro stabile ha aiutato il capoluogo, ma sono sicuro che in questa città (aiutata anche dal respiro e dalla “cultura” universitaria) si respira un’ aria diversa. Un esempio? C’è un locale qui all’ Aquila frequentato e coabitato da generazioni diverse. Dai ragazzini delle scuole superiori ai professori universitari. E’ un esempio banale lo so, ma ce ne sono moltissimi. Il circolo Arci è un altro esempio (c’è a Teramo? E se c’è qualcuno ne è a conoscenza?). C’è uno “scambio culturale” diverso.

Questo non vuol dire che i teramani siano culturalmente arretrati o che sono un popolo ignorante. Ma c’è un “immobilismo culturale” spaventoso. Eppure devo dire che le potenzialità ci sono tutte, penso. La posizione geografica, il livello “comunicativo”, i mezzi e le persone. Purtroppo però che tutti questi soggetti non riescano a coniugare una città che oramai sembra sempre più morente dal punto di vista culturale. Forse i “grandi personaggi” che la sovrastano? Non lo so, ma non voglio nemmeno scrivere quelle che a mio giudizio possano essere le cause.

Ora si starà chiedendo come mai scrivo a lei, il perché e lo scopo della mia lettera. Anche qui devo fare una piccola premessa però. Leggendo i suoi commenti e i suoi editoriali oramai da tanto tempo, sono sempre più convinto che Lei è uno dei pochi che a Teramo possa far alzare quel livello socio-culturale del quale la nostra città ha tanto bisogno. Lei ha quel modo di “fare cultura” che manca alla nostra città. Quel modo di vedere le cose politicamente, socialmente e culturalmente inglobate in un unico troncone, per poi nel resto del giornale svilupparle in modo eterogeneo. Per farle capire che questi non sono complimenti gratuiti le faccio un altro flash back. Come le scrivevo all’ inizio della lettera mia madre scriveva per l’ allora cittadino e inevitabilmente a casa nostra ogni tanto si parlava di lei e del suo giornale. Da giovane “idealista”, fervente “partitista”, ero incazzato nero con lei e con il suo giornale per le critiche al centro sinistra. L’ immagine che avevo di lei era quello del suo “faccione” a fianco al simbolo dell’ Udc (lei si candidò nell’ anno in cui si candidò anche mio padre. Ricorda? “Mi leggete da 13 anni, elegettemi il 13 giugno) Naturalmente l’ idiozia giovanile e l’ ideologia estremizzata mi accecavano nel vederla direttore di un giornale; e giù critiche a più non posso. Devo dire fortunatamente che con l’ età che avanzava e un attimino di esperienza in più, finalmente mi accorgo che le mie convizioni su di lei non solo erano sbagliate, ma ritengo oggi che lei sia l’ uomo che culturalmente è in grado di sollevare la nostra città per tutti i motivi che le ho scritto sopra. A questo punto si chiederà di nuovo del motivo perché le sto scrivendo… sinceramente me lo sto chiedendo anch’ io. Le posso dire solamente come è nata la lettera. Ero dal dentista e nel cesto dei giornali c’erano le edizioni de la città di Dicembre e Gennaio. Mi imbatto nei suoi editoriali e allora inizio a riflettere. E riflettendo mi è venuta voglia di metterle nero su bianco i miei pensieri. Lo so è singolare e bizzarro scrivere ad una persona che “non si conosce”. Può cestinare tranquillamente questa mia lettera senza darmi risposta, la capirei anche perché… anch’ io non saprei rispondere. Io comunque continuerò a ritenere lei il soggetto che può far risorgere Teramo da tutto questo “immobilismo” culturale. E se proprio posso confidarle un segreto, spero (anche se so già che lo sta avendo) che il suo giornale abbia sempre più successo. Chissà che qualche tramano non inizi a riflettere, magari mentre aspetta il turno del dentista e nel cesto dei giornali… (va bè ma questa storia già glie lo raccontata)

 

Con stima

Mauro Pettinaro

   

 

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commenti
  1. Anonimo ha detto:

    Povere a noie!

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