18 Luglio, 2008
Ancora una poesia di mio padre. Questa volta sul sogno e sul tempo. L’ ha scritta lo scorso anno mentre era su degli scogli nel mare di Montesilvano.
LA DANZA DELLA RISACCA
la danza
della risacca
ferma
il moto dell’anima
e questo tempo
i riccioli
bianchi
delle onde
posano
sulla sabbia
la nostra storia
lento
s’eleva
il canto
del mare
all’orizzonte
volteggia
il gabbiano
del nostro sogno
G. PETTINARO 11/08/2007
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Pubblicato da mauropettinaro
9 Luglio, 2008
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
sante parole…
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Pubblicato da mauropettinaro
3 Giugno, 2008
Ho oramai preso la strada di filosofo libero pensatore e, come già riportato nei post precedenti, le assimilazioni e i paragoni in questo periodo vengono giù come nulla. Qui di seguito vorrei riportare una poesia di Loris Malaguzzi (di Reggio Emilia), uno dei più grandi pedagogisti al livello internazionale. Non dico più nulla, lascio a voi l’ interpretazione e la creatività del paragone del bambino a qualunque figura voi vogliate.

I CENTO LINGUAGGI
Il bambino
è fatto di cento.
Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.
Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.
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Pubblicato da mauropettinaro
25 Maggio, 2008
Per Mauro
Plin, plin, plin
occhieggiano
ammiccano
ridacchiano
occhi vispi
impertinenti
di bambino
di mesi 10.
Ridacchia
Ammicca
Bimbo
Filamenti d’oro
I capelli,
occhi
color cielo.
Da dove?
Da dove?
Venuto ad allietare
pulcino dorato
ammiccante,
dal suo trespolo,
quiete
stagione di vita.
Oggi
il pulcino
ha spiccato il volo,
filamenti dorati
e bruniti
occhi color
del cielo,
prova a saggiare
voli liberi
ed autonomi.
che il tuo oggi
sia lieve
e ricco
plin, plin
come l’inizio
della tua prima
stagione
donata a noi
inconsapevoli
e fortuiti
testimoni.
Vai plin, plin
che l’andare
tra certezze
errori
e conquiste
sia lieve
che la vela
della tua anima
navigante
sia sempre tesa
e gonfia del vento
dell’imprevisto
della ricerca
delle passioni
che il timone
della ragione
guidi la tua barca
verso lidi sicuri
sempre nuovi
diversi
meravigliosi
che tu parta
per i tuoi viaggi
sempre con merci
ricche e preziose
dal porto
della curiosità
e approdi
sempre
nel porto dell’attesa
dell’incontro,
ove altre merci
ricche e preziose
ti attendono
vai plin, plin,
pulcino dorato
e ceruleo,
vai
che l’andare
sia lieve.
(Giovanni Pettinaro 18 luglio 2006)
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Pubblicato da mauropettinaro
6 Maggio, 2008

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo ad un polveroso prato.
Ah, l’uomo che se ne va sicuro
agli altri e a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
E. Montale


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Pubblicato da mauropettinaro