L’isola che non c’è è un luogo immaginario in cui agisce il personaggio di Peter Pan inventato da James Barrie. Solo i bambini possono accedervi, grazie alla loro immaginazione, seguendo la “seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino”. Il riferimento all’isola che non c’è viene spesso utilizzato metaforicamente per riferirsi a un’utopia o a un ideale, implicando che chi ne nega la realizzabilità manca di immaginazione.
Motivazioni forti servono per ricostruire e saper andare avanti. Non motivazioni leggere che si frantumano in aria, ma concrete e con obiettivi precisi. Senza perdere la razionalità e la consapevolezza dei propri mezzi, ma rapportare gli stessi alla “nostra” dimensione. Pensare, agire, fare in base alle proprie aspettative e perpetrare lo scopo da raggiungere per sè in primis e per la collettività (non egocentricamente, ma secondo il principio per cui ognuno di noi può dare all’ altro se prima non sta bene con se stesso). Cercare quindi, trovare e mettersi sempre alla ricerca nell’ isola nascosta, invisibile, ma avendo la convizione che essa stessa possa e debba esistere. Riuscire a raggiungerla e ripartire per l’ isola successiva portando avanti i principi e ciò in cui si crede, senza estremizzazioni o pianti liturgici. Avere davanti a sè sempre l’ idea di isola, ma mai l’ “immagine” di isola. L’ isola non è un luogo di arrivo ma un luogo di partenza. Avere sempre in testa, quindi, che l’ isola che non c’è…c’è!!!