Quasi un secolo di storia si erge davanti ai miei occhi! Le sue rughe descrivono la sua storia. Sembra sofferente ormai agli ennesimi attacchi che il suo fisico quotidianamente subisce. No! Assolutamente no! Anni di prigionia, di sofferenza, di sacrifici hanno saldato in sè la resistenza di chi a quasi 100 anni sembra non farcela più. E’ una sofferenza apparente; il suo corpo è forte, resiste, ma è la mente oramai stanca. Non credo ad un ulteriore mondo, qualsiasi esso sia… Non credo a nessun altro luogo, qualsiasi esso sia… Mi sembra di scorgere, però, dal suo volto il desiderio di raggiungere in qualsiasi posto essa sia, la nonna. Sembra voler dire: “Basta, io voglio andar via…voglio raggiungere la mia compagna” Sembra quasi l’ ennesimo sacrificio di una vita. Ha donato tutto quello che c’era da donare, tutta la sua saggezza, la sua caparbietà, il suo modo di essere, la sua storia… Ha insegnato tutto ciò che c’era da insegnare… Ha dimostrato come oltre i 90 anni si riesce a parlare e a dispensar consigli su buddhismo e politica, su guerra e pace, lavoro e università. La sua grande umiltà non lo ha mai fatto apparire come un “grande”, come un “vecchio saggio”, come un “pozzo di umanità”, ma lo era perchè riconosciuto da tutti. Il suo sorriso è ancora stampato nella mia mente… era così piccolo, ma di un’ espressività disarmante. Anche quando la nonna morì, riusciva ad essere lucido, a nascondere la sofferenza, riusciva a saper ”consolare” gli altri senza mai buttarsi giù a quasi un secolo di storia…
La scomparsa della sinistra?
27 Luglio, 2008
Inesorabili sono stati i giorni che hanno accompagnato la fine del congresso di rifondazione comunista verso una spaccattura che era preannunciata alla vigilia, ma che forse non in queste dimensioni. Tutto il popolo della sinistra guardava con grande trepidazione l’ esito del congresso di rifondazione come un punto di svolta o un punto di arrivo. Vendola ha perso e, forse, con lui, tutti quelli che speravano in una RI-compatezza della sinistra. Ha perso chi, forse, credeva che in Italia una Sinistra è ancora possibile, ha perso chi, forse, credeva che un’ alternativa governativa al partito democratico potesse ancora esistere. Ha perso chi credeva che il partito democratico da solo non potesse rappresentare l’ intero centro sinistra.
Come nel ‘98 Rifondazione Comunista si rende protagonista di una spaccattura che, a questo punto, inizia a diventare insanabile. La scomparsa della Sinistra? Oramai più che una sola ipotesi, l’ idea inizia piano a piano a concretizzarsi. E’ vero l’ ultimo atto (e cioè quello della fine) ancora non è stato decretato, ma non rimangono che flebili speranze. Non si può continuare a credere in un progetto al quale non hanno preso parte la granparte dei soggetti di sinistra del nostro paese. Per poter contare in politica, bisogna sapersi contare. E i calcoli sono inconfutabili… Siamo forse ai minimi storici. Il progetto di “Sinistra unita” è oramai progetto di minoranza. Neanche il tempo gioca a favore di ciò. Non si può pensare di rimanere in attesa troppo a lungo. Per far politica bisogna avere spazi e luoghi, bisogna confrontarsi e sapersi confrontare, altrimenti il rischio che si corre è quello di fare solamente “filosofia retorica”. Certo ora bisognerà aspettare se veramente ci sarà l’ ultimo atto finale della scomparsa della Sinistra prima di trarre qualsiasi conclusione. Naturalmente anche se Vendola avesse vinto di poco non sarebbe cambiato nulla, però…
Pensieri socratici
26 Luglio, 2008
Finalmente in vacanza e nella mia città d’origine! Ecco allora che, avendo programmato sei o sette giorni di vacanza assoluta, mi riverso nella immensa libreria di mio padre spulciando qua e là qualche libro interessante da leggere; cercando però qualcosa da leggere a spizzichi e bocconi o cmq qualcosa che possa essere letto senza una cronologia ben precisa (prima devo leggere l’ ultimo di Travaglio che i miei coinquilini mi hanno regalato… altrimenti chi se li vuol sentire poi?) Fatto sta che alla fine, dopo tanta ricerca, mi imbatto in una trattazione di De Crescenzo sulla filosofia socratica e sul pensiero socratico. E mentre leggevo mi tornavano alla mente reminescenze scolastiche e riflettevo sui pensieri di questo personaggio a cui, ancora oggi, non si riesce ad attribuire la reale esistenza. E’ noto infatti come non ci siano scritti di Socrate, ma la sua vita e i suoi pensieri siano stati dedotti da Platone e qualche cenno della sua vita sia stato racconato da Senofonte. Senza stare qui ora a vedere se sia veramente esistito o meno, mentre sfogliavo le pagine di De Crescenzo inizio a riflettere sull’ “attualità” del pensiero socratico e su ciò in cui esso si basava. Sostanzialmente possiamo dire che Socrate prima di teorizzare o prima di affrontare qualsiasi dibattito, partiva da due principi fondamentali: “scio meno scire (so di non sapere)” e “conoscere sè stessi (conoscere i propri limiti, riconoscere le proprie potenzialità)”. Qual è la cosa che mi ha fatto pensare o da che cosa sono rimasto meravigliato? Ho sempre pensato (e ultimamente ho rafforzato ancora di più questa tesi) che essere consapoveli di se stessi e in un certo qual senso “capire se stessi” sia una delle cose più difficili da attuare. Naturalmente Socrate non diceva di “capire se stessi”, ma in un certo senso la sua teoria si basava nella convinzione della conoscenza delle proprie potenzialità e sull’ essere disposti a dover sempre imparare, qualsiasi retorica o teoria, avendo la consapevolezza di essere “ignoranti” (scio meno scire) e quindi di ”sapere di non sapere”.
La storia si ripete
24 Luglio, 2008Oggi sono tornato nella mia città per le vacanze estive. Ero davanti al pc cercando di ritrovare un documento dell’ università nelle miriade di cartelle che fanno riferimento a “MAURO DOCUMENTI”. E tra un documento e l’ altro mi ritrovo a leggere un mio intervento in un’ assemblea studentesca quando si cercava di combattere la vergogna proposta dell’ allora ministro Moratti. Dopo sei anni la storia si ripete. Ecco il mio intervento qui sotto riportato…
“Leggendo il disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei Ministri il 1.2.2002, il primo elemento che stimola la mia riflessione è il termine RI-FORMA. Riformare vuol dire trasformare, formare di nuovo, innovare. Subito allora mi sono chiesto quali fossero gli elementi che potrebbero caratterizzare questa e quali fossero gli elementi per i quali noi potremmo definire la proposta della moratti una vera e propria riforma. Bè sinceramente devo dire che la risposta non è molto allettane. Una proposta che degrada l’ istruzione italiana, una proposta che invece di innovare invecchia e regredisce la scuola italiana, un proposta che favorisce la classe sociale dei ricchi e che tende a disagiare quella più povera, una proposta che non garantisce a tutti una valida istruzione, una proposta che mira ad una netta separazione tra la formazione professionale e l’ istruzione liceale, una proposta che tramite le tasse di noi cittadini finanzia le scuole private. Non si può accettare che il Ministro dell’Istruzione (e notate bene ora il ministro viene chiamato dell’ istruzione e non della pubblica istruzione, ma forse sono solo dettagli linguistici) rinunci a fare il suo mestiere, trasformandosi in un ragioniere alle prese con la contabilità. La scelta tra le scuole professionali e i licei è fissata a 14 anni, anche se il modello tedesco (con l’opzione di scelta a 12 anni) piace a molti rappresentanti della Casa delle Libertà. Rimangono i due canali di istruzione (quello professionale e liceale) ma il ministro punta a favorire le scuole tecnico-professionali rispetto agli studi del liceo. Un governo quindi che ci vuole “ignoranti”, che favorisce la formazione del lavoro rispetto ad una cultura di base, un governo che forse a mio giudizio non vuole che il suo popolo sia culturalmente preparato, un governo che ha paura della cultura del suo popolo forse per non perdere i suoi consensi. Scuola elementare e scuola media rimangono in tutto separate (ordinamenti, programmi, modelli di organizzazione didattica, culture professionali) scompare anche il biennio comune quinta elementare – prima media.
In questo modo non si affronta la questione della frattura nel percorso di base che ancora produce il 6% di bocciature in prima media. Che gli sbocchi socio-lavorativi degli studenti della scuola siano differenti è ovvio: viviamo in una società divisa in classi. La scuola superiore non è più da un ventennio un’istituzione socialmente riservata. A 14 anni non è giusto scegliere quale sarà il nostro futuro e non si può decidere soprattutto a quell’ età tra il lavoro professionale e la scuola liceale. Troppo è il distacco tra i due indirizzi. Credo forse giusta la proposta di Berlinguer in questo proposito, cioè di rimandare la scelta all’ età di 15 anni.
Alla fine si tratta di capire se la scuola debba assumersi la responsabilità della selezione, oppure no: la proposta Bertagna è in sostanza quella di una scuola selettiva. Non è possibile assistere alla progressiva dequalificazione della nostra scuola, come non è accettabile rendere una scuola di qualità, non più un diritto di tutti, ma un privilegio per chi può pagarselo.
Il senso di tutto questo è invitare al confronto sulle cose da fare, con un coinvolgimento attivo da parte di tutti, per difendere e fare crescere la scuola che vogliamo, per continuare a considerarla un grande spazio di democrazia e libertà.”
In questo modo non si affronta la questione della frattura nel percorso di base che ancora produce il 6% di bocciature in prima media. Che gli sbocchi socio-lavorativi degli studenti della scuola siano differenti è ovvio: viviamo in una società divisa in classi. La scuola superiore non è più da un ventennio un’istituzione socialmente riservata. A 14 anni non è giusto scegliere quale sarà il nostro futuro e non si può decidere soprattutto a quell’ età tra il lavoro professionale e la scuola liceale. Troppo è il distacco tra i due indirizzi. Credo forse giusta la proposta di Berlinguer in questo proposito, cioè di rimandare la scelta all’ età di 15 anni.
Il senso di tutto questo è invitare al confronto sulle cose da fare, con un coinvolgimento attivo da parte di tutti, per difendere e fare crescere la scuola che vogliamo, per continuare a considerarla un grande spazio di democrazia e libertà.”
La danza della risacca
18 Luglio, 2008Ancora una poesia di mio padre. Questa volta sul sogno e sul tempo. L’ ha scritta lo scorso anno mentre era su degli scogli nel mare di Montesilvano.
LA DANZA DELLA RISACCA
la danza
della risacca
ferma
il moto dell’anima
e questo tempo
i riccioli
bianchi
delle onde
posano
sulla sabbia
la nostra storia
lento
s’eleva
il canto
del mare
all’orizzonte
volteggia
il gabbiano
del nostro sogno
G. PETTINARO 11/08/2007
Il primo distacco
13 Luglio, 2008Tra pochi giorni è il mio compleanno (18 Luglio) e anche se non è che tenga particolarmente alle ricorrenze o alle date da calendario, oggi ho trovato per caso nel pc una poesia di mio padre che scrisse il giorno in cui nacqui… ben quasi 24 anni fa!
Il primo distacco
Un lungo corridoio
in fondo
la tua bianca figura
scompare
in una porta
accompagnata
da un camice
dentro cui
ignoranza
saccenteria
e stupidità
chiamate
“personale sanitario”.
E’ il primo
distacco.
Non si può entrare
nella stanza
dell’orrido:
“Partorirai con dolore”
recitano i testi sacri;
“e in segregazione”
aggiunge
la sapienza degli ignoranti
nascosti nel camice.
Così nasce
il nostro Mauro
tra la vergogna
della gente per “quelle cose”
e la segregazione dei camici
tutti uniti
nella celebrazione
del rito
dell’agnello sacrificale
chiamato donna.
18 luglio ‘84 - giovanni pettinaro
Ultima salita estiva aquilana!
11 Luglio, 2008E’ arrivata anche per me l’ ora della cosidetta “CHIUSA”. Testa bassa, libro fra le mani, testa vuota a “spugna” pronta per assimilare nel più breve tempo possibile tutte le informazioni necessarie e… vita regolare. Doveva arrivare prima o poi… E ora è sicuramente il momento adatto. Troppe cadute in quest’ ultima tappa dell’ agognato tour universitario (http://mauropettinaro.wordpress.com/2008/04/01/l-ultima-tappa/)… ed ora: pedalare pedalare pedalare. Tutto il giorno in facoltà e l’ unico essere più importante della mia vita, fino a pomeriggio tardi per lo meno, sarà solo e unicamente il libro. Si finisce con una bella oretta di palestra (grazie Marta per le due settimane gratuite… non so come ti è venuto questo regalo ma sono proprio quelle che ci volevano) e di grondate di sudore per poi finire a casa stramazzato e morente sul letto nell’ attesa del giorno nuovo. Ma si dai alla fine mi piacerà pure… se non me ne convinco manco io…
Pubblicato da mauropettinaro
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