Ho oramai preso la strada di filosofo libero pensatore e, come già riportato nei post precedenti, le assimilazioni e i paragoni in questo periodo vengono giù come nulla. Qui di seguito vorrei riportare una poesia di Loris Malaguzzi (di Reggio Emilia), uno dei più grandi pedagogisti al livello internazionale. Non dico più nulla, lascio a voi l’ interpretazione e la creatività del paragone del bambino a qualunque figura voi vogliate.
I CENTO LINGUAGGI
Il bambino
è fatto di cento.
Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.
Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.






4 Febbraio, 2009 alle 12:14 pm |
I bambini hanno cento linguaggi e desiderano usarli tutti….
veramente bella questa poesia..